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L'Anno di Dante

di Federico Gennaccari

Secondo la tradizione il 25 marzo 1300 il poeta fiorentino Dante Alighieri avrebbe iniziato il suo viaggio attraverso l'oltretomba, passando per Inferno, Purgatorio e Paradiso, cantato nella sua opera più famosa "La Divina Commedia". In realtà si chiamava solo la Commedia, ma il suo primo grande estimatore Giovanni Boccaccio volle aggiungere quell'aggettivo con cui è stata tramandata ai posteri e che è stato giustamente mantenuto nel secoli.
Sono trascorsi 700 anni dalla morte di Dante, avvenuta nel suo esilio ravennate il 13 settembre 1321, ma per celebrarlo, si è scelto il 25 marzo come giorno di Dante, istituito da qualche anno come Dantedì (non potevano certo chiamare Dante Day la festa del poeta, padre dell'italiano), favorita anche dal fatto che giovedì 25 marzo è un giorno di scuola e quindi la sua festa può essere celebrata, purtroppo in dad o in presenza, in tutte le scuole d'Italia (la Divina Commedia si studia negli ultimi tre anni di liceo).
Dante, infatti, può essere considerato il padre dell'italiano come lingua dato che "La Divina Commedia" è proprio il primo poema in lingua volgare ed inoltre tantissime espressioni verbali ivi contenute sono entrate a far parte del nostro vocabolario (da "Nel mezzo del cammin di nostra vita" a "uscimmo a riveder le stelle"; da "non ragioniam di lor, ma guarda e passa" a "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole"; da "colui che fece per viltade il gran rifiuto" a "più che il dolor potè il digiuno" solo per citarne alcune).
Dante è anche il primo, sempre nella Divina Commedia, a parlar d'Italia quando era una mera espressione geografica, sin dai primi canti. Purtroppo conservano una certa attualità i famosissimi versi: "Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, /non donna di provincie, ma bordello!

Dante auspica l'avvento dell'imperatore (lui, "ghibellin fuggiasco", in realtà guelfo bianco, è stato esiliato da Firenze dai guelfi neri) per far tornare grande l'Italia, non solo Roma. Quindi Dante ha dato in qualche modo una coscienza nazionale, citandone anche i confini orientali, comprendendo l'Istria ("Sì come a Pola presso del Quarnaro / che Italia chiude e i suoi termini bagna”).

Ma Dante con La Divina Commedia ha dato soprattutto una coscienza morale non solo agli italiani ma a tutta l'umanità e difatti la sua opera è da sempre studiata e apprezzata in tutto il mondo. Il viaggio di Dante è il viaggio di ogni uomo per raggiungere la felicità e la libertà superando e affrontando vizi e passioni che rendono l'uomo schiavo.


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